04 – Viamaggio e dintorni

Località di partenza:
Passo di Viamaggio (m 983 slm)
Località di arrivo:
M. Maggiore (m 1.384 slm)
Lunghezza:
km 19 (a/r)
Dislivello totale in salita:
m. 1000
Ritorno:
Su itinerario di andata

Descrizione

L’area attorno al Passo di Viamaggio fu particolarmente presidiata dalla Wehrmacht poiché “cruciale” tanto per contrastare un’eventuale attacco terrestre (al passo transitava l’unica strada percorribile con mezzi pesanti), quanto per controllare i cieli di un “corridoio aereo” importante per gli Alleati, quello dove passavano gli aerei diretti a bombardare le città adriatiche e le vie di rifornimento del settore orientale della Linea Gotica (Rimini, snodo ferroviario e stradale per il transito di truppe tedesche e relativi materiali, fu oggetto di migliaia di missioni di caccia e bombardieri alleati; tra il primo novembre 1943 e il 21 settembre 1944 venne quasi rasa al suolo da ben 386 bombardamenti). Non a caso, in quest’area operarono prevalentemente gli uomini della Flak, la contraerea tedesca, il cui comando era nella vicina frazione di Viamaggio
Lungo la dorsale, dal Passo di Viamaggio a Monte Maggiore, rimangono numerosi resti, più o meno evidenti, di tali opere: trincee e postazioni di tiro, ma soprattutto i rifugi scavati più in profondità nel terreno per il ricovero dei soldati.
Nei dintorni del valico ci sono anche altri punti in cui i resti sono visibili: gli approntamenti difensivi, basati sul criterio della difesa elastica, disegnavano una complessa rete fatta di punti di avvistamento, postazioni di contraerea, trincee, casematte, rifugi, reticolati e campi minati. Tuttavia la segnaletica del Parco Storico della Linea Gotica di Badia Tedalda si limita ad evidenziare la presenza dei resti situati nei punti più facilmente raggiungibili nelle immediate vicinanze del sentiero di crinale "CAI 00".

Prendendo a riferimento la chiesina nei pressi del passo, si comincia a salire entrando subito nella pineta (segnavia bianco-rossi del GEA 00). Si costeggia una recinzione (sulla destra) e quando questa gira a sud-est, si supera un’altra recinzione tramite scaletta di legno. Nei pressi si trova la deviazione - segnalata dalle frecce gialloblù del Parco Storico - per il primo nucleo di resti (quello di Cà La Fonte), con postazioni di tiro e di ricovero (basta scendere di poco a destra, fino al poggetto oggi caratterizzato da una piccola oasi boschiva in mezzo ai pascoli). Al riguardo, va ricordato che questa dorsale nel 1944 era quasi priva di vegetazione di alto fusto, dunque le postazioni di tiro oggi semi-nascoste dal fogliame godevano di ampia visuale.

Continuando sullo “00”, si sale ancora nella faggeta; passati altri cancelli per il bestiame si attraversa una zona di calanchi e una radura, poi Il sentiero procede verso sud fino a Monte Verde (m. 1147), dove altre segnalazioni del Parco Storico consentono di individuare resti di postazioni. L’ampia radura ancora oggi esistente permette di “allungare lo sguardo” - come allora - sulla Valtiberina ­fino a Sansepolcro (le postazioni di ricovero erano al riparo dietro la sommità, sul versante opposto; i lavori di costruzione del nuovo metanodotto ne hanno cancellate alcune).

Oltre la radura panoramica, si rientra nel bosco, dove si inizia a scendere ripidamente. Più in basso si intercetta la sterrata (da prendere a sinistra) che porta dapprima al Passo dello Spugnolo (m. 991) e poi a Col dei Pegli (m. 1047). Qui si lascia la rotabile per prendere a sinistra il sentiero per il Monte dei Frati; si procede in salita dapprima sul prato, quindi di nuovo nel bosco. Continuando sulla dorsale, si piega a est fino a guadagnare il Passo delle Coste (m 1229) e poi Passo il Bruciato (m. 1396) dove si incontra il bivio con il sentiero 8a che scende a Pian della Capanna. Da qui al Monte dei Frati (m. 1453) resta ben poca strada.  

In termini di resti delle fortificazioni della Linea Gotica, dal Passo delle Coste a salire (fino alla sommità) se ne possono individuare molti. La segnaletica del Parco Storico facilita la visita del sito, composto da due settori:

  1. Tra P. delle Coste e P. il Bruciato: nel raggio di poche decine di metri sono visibili almeno una decina di resti di postazioni, sia di ricovero (sul pendio nord, sotto il crinale) che di tiro, verso la Valtiberina.
  2. dal Bruciato alla sommità del Monte dei Frati: si incontrano dapprima punti di tiro (a destra del sentiero), poi una decina di postazioni quasi tutte sul versante nord-est (altri punti di tiro della contraerea e ricoveri); in almeno un paio di punti sono ancora visibili tracce delle trincee che collegavano le postazioni di tiro sul “versante Valtiberina” con quelle di ricovero sul versante opposto.
Oltre il Monte dei Frati, si prosegue sul sentiero di crinale immersi nella faggeta (con il sottobosco che in questo tratto è ricoperto da bei manti di aglio orsino). A sinistra ci si affaccia sulla spettacolare parete rocciosa a semicerchio della Ripa della Luna, quindi - andando ancora avanti - si perviene a un incrocio dove si trova un palo con frecce per i sentieri (00, CAI 5 e CAI 8) e con l’indicazione “Monte Maggiore - m. 1380”. Non è però questa la cima vera e propria; per arrivarvi occorre seguire la traccia in direzione sud-est che, con breve salita, conduce sulla modesta piramide sommitale (m. 1384). Qui sono visibili i resti di uno dei principali osservatori tedeschi di tutta l’area.

NB – Dall’estate 2020 (e almeno per tutto il 2021) il sentiero CAI 00 nei pressi di Monte Verde è stato “inglobato” nell’area di cantiere dei lavori della Snam per la costruzione del metanodotto “Rimini-Sansepolcro”. Tuttavia, lungo tale tratto è stato individuato - e sommariamente segnalato - il percorso alternativo (al termine dei lavori il CAI 00 sarà poi ripristinato).

Focus storia: L’organizzazione della difesa tedesca

La costruzione e la disposizione delle fortificazioni tedesche lungo la Linea Gotica sono subordinate ai criteri delle “difesa elastica”, imperniata sulla suddivisione del territorio da difendere in quattro fasce.

  1. Vorgeschobene Stellung: è una fascia di profondità variabile, a seconda della morfologia del terreno e delle direttrici di attacco nemiche, ma può superare anche i 6 km di distanza dalla linea principale. E’ presidiata da pattuglie mobili di esploratori e di mitraglieri che controllano le vie di accesso, e da vedette appostate su buoni punti di osservazione che spiano ogni mossa nemica.
  2. Gefechtsvorposten: dista circa 4 km dalla linea principale, e le vie di accesso qui sono minate e sotto il fuoco incrociato delle mitragliatrici, gli uomini che vi operano sono quelli che aprono il primo fuoco di sbarramento, ed hanno libertà di effettuare anche attacchi a sorpresa contro piccoli obiettivi, per ritardare l’avanzata nemica.
  3. Hauptkampflinie: viene stabilita dai comandi di settore in base alla conformazione del terreno; ogni comandante di squadra, sul posto, decide dove posizionare armi, ostacoli, mine, munizioni, infermeria, radio, ricoveri, ecc. I posti di combattimento sono formati da nidi di mitragliatrici e postazioni di mortai, che i soldati raggiungono attraverso trincee.
  4. Hauptkampffeld: è la zona di sbarramento principale, dove si concentrano – protetti da campi minati – i mortai ed i cannoni (dietro, in copertura) e il grosso della fanteria, con fucili e mitragliatrici.

La difesa elastica prevede inoltre lo Stuztpunkt: se si subisce un attacco massiccio, la truppa retrocede verso un punto stabilito, dove la difesa si organizza su squadre di 10 uomini con una mitragliatrice, posizionate in gruppi di 3 o di 5, a formare nidi di mitragliatrici ravvicinati. Questa difesa compatta si completa con i mortai da 50 mm e talvolta anche con i cannoni anticarro. Lo scopo è quello di rallentare l’avanzata nemica, in modo da consentire ai soldati del genio di costruire velocemente, dietro, nuove difese strutturate.

Tenendo conto di tale suddivisione del territorio, le difese campali tedesche prevedono diversi tipi di postazione.

Infine, ma non per ultimo, occorre ricordare le postazioni degli osservatori; collocate su posizioni dominanti, da cui è possibile godere di ampia visuale, queste postazioni hanno diverse funzioni; in primo luogo ci sono quelle di servizio per le artiglierie, destinate a fornire le indicazioni di tiro ai cannonieri; ci sono poi gli osservatori degli avamposti, di primaria importanza per la difesa elastica, poiché la conoscenza precoce delle intenzioni del nemico e quindi dei suoi movimenti è essenziale per poter impostare la difesa e spostare uomini ed armamenti da un settore all’altro in tempo utile.

Non da ultimo, ci sono gli osservatori degli Stuztpunkt che hanno lo scopo di consentire un contatto anche visivo tra le varie squadre e plotoni di uomini dislocati lungo la linea difensiva.
Visitando i resti delle fortificazioni nel Parco della Linea Gotica di Badia Tedalda, è possibile individuare tutte le tipologie di postazione sopra descritte; prendendone cognizione sia nella loro specifica conformazione e funzione, che nella loro reciproca connessione. E’ possibile inoltre - da diversi punti di osservazione - considerare l’insieme di tali fortificazioni e dunque il loro significato, tanto come apparato di difesa militare, quanto in termini di un “insieme di opere” che ha segnato in profondità la storia di questo territorio.

Nota bibliografica

Per la redazione dei testi si è fatto riferimento alla bibliografia attualmente disponibile, della cui composita e cospicua mole è qui impossibile dare conto. A titolo di primo orientamento, per i quadri generali del periodo 1943-1945, così come per una bibliografia di ampio respiro si rinvia a: AA.VV., Dizionario della Resistenza. Personaggi, luoghi, organismi e formazioni, De Ferrari, 2008, ed inoltre a: Collotti E. - Sandri R. - Sessi F., Dizionario della Resistenza. Storia e geografia della Liberazione, voll. I-II, Einaudi, Torino 2000-2001. Per una bibliografia sulle vicende relative alla Toscana si rinvia a quella proposta dal Museo Virtuale dell’Antifascismo e della Resistenza. Per la presenza militare tedesca in Italia si è fatto riferimento soprattutto agli studi di Carlo Gentile, ivi compresa la banca dati on line curata nel 2004 da Gentile per l'Istituto Storico Germanico di Roma.