02 – I sentieri didattici

Località di partenza:
Parco della Memoria (Badia Tedalda m 698 slm)
Località di arrivo:
Parco della Memoria (Badia Tedalda m 698 slm)
Lunghezza:
km 0,9 (anello breve) - km 6 (anello lungo)
Dislivello totale in salita:
m. 60 (anello breve) - m. 320 (anello lungo)
Ritorno:
itinerari ad anello

Descrizione

Il “Parco della Memoria” - alle porte di Badia Tedalda - è un’area inaugurata nel novembre 2011 su iniziativa della Pro Loco, per ricordare i caduti civili e militari della seconda guerra mondiale. Da qui partono i sentieri didattici del Parco Storico della Linea Gotica: due percorsi ad anello (il più breve raggiunge la vicina altura di Poggio Masso, l’altro arriva al Sasso di Cocchiola) lungo i quali i visitatori possono trovare sia resti delle fortificazioni, sia postazioni ricostruite, sia appositi panelli esplicativi.   
Rispetto all’individuazione del percorso, entrambi insistono su tratti di sentiero CAI, carrarecce, stradine locali e sono segnalati con i segnavia gialloblù del Parco Storico; la percorribilità, dunque, non pone problemi (se non che, dopo abbondanti piogge, il terreno in alcuni punti può risultare fangoso). 
In termini di “punti di rilievo” l’anello di Poggio Masso consente di toccare:

  1. Un alloggiamento di servizio ricostruito. Nell’areale del Parco Storico della Linea di Gotica di Badia Tedalda, le campagne di ricerca svolte tra il 2011 e il 2017 hanno condotto all’individuazione di oltre 250 siti con resti di opere di fortificazioni. Alcuni - difficilmente raggiungibili o quasi irriconoscibili - sono stati solo mappati. Altri invece sono stati ripuliti e segnalati, e infine, in alcune situazioni più significative, si è provveduto al ripristino “così com’era”. O alla completa ricostruzione. Quella in oggetto è una postazione di servizio (per deposito, ricovero, ecc.) collocata tra il centro del paese e l’altura soprastante, dove si trovava un punto di tiro della contraerea. La ricostruzione ha tenuto conto tanto della geometria originale (forme, misure, posizione) quanto dei materiali utilizzati (legno, con aggiunta di pietrisco e terra). Va tenuto presente che all’epoca lo spazio prospicente era privo di alberatura, pertanto vi era anche possibilità di tenere sotto tiro la strada all’ingresso del paese.

  2. Una postazione della contraerea ripristinata. Corredata da riparo con bandone di metallo, ospitava un Flakvierling 38 (cannone leggero e versatile, di solito gestito da 4 o 5 uomini). La posizione - sul crinale tra Valle del Presale e del Marecchia - era ottimale per il controllo sia dei cieli sopra entrambe le vallate, sia delle strade sottostanti. Fu quindi armata - così come altri punti dei crinali circostanti - dai paracadutisti della 1a Fallschirmjäger-Division. Per la precisione, dagli uomini del terzo reggimento, giunti in maggio (ai primi di giugno arrivarono poi gli alpini della 114a Jäger-Division: oltre mille uomini deputati a presidiare la Linea Gotica nel tratto fra Piandimeleto e Pieve S. Stefano).

  3. Una postazione della contraerea simile alla precedente ma solo ripulita (si trova più in basso, ai margini della vecchia strada che collegava Badia Tedalda a Fresciano). 

 

Percorrendo invece l’anello del Sasso di Cocchiola, oltre alle emergenze segnalate ai precedenti punti a e b, si toccano:

  1. i resti del “fortino” al Sasso di Cocchiola. Su quest’altura - culmine del tratto di crinale che divide la Valle del Presale da quella del Marecchia - troviamo i resti di un importante nucleo di fortificazioni; sono almeno 14 postazioni, di ciascuna delle quali - valutando forme, dimensioni e posizione - si può risalire ai diversi utilizzi.  Si tratta di due trincee; un ricovero, due postazioni per mitragliatrice e alcune per fucilieri; due postazioni di tiro per pezzi della contraerea, una postazione di osservazione. Grazie alla posizione, il sito si prestava bene per l’osservazione e la contraerea, ma al tempo stesso - essendo poco distante dal quartier generale della Divisione e a ridosso della vecchia strada che collegava Badia a Pratieghi - fungeva anche da presidio difensivo contro l’eventuale attacco terrestre che avesse sfondato la prima barriera al Passo di Viamaggio. 
  2. Resti di casematte. Sebbene ormai semidistrutte da franamenti, sono ancora riconoscibili i resti di due postazioni scavate nella roccia, localmente chiamate casematte. Normalmente questo genere di approntamento difensivo era a forma a L (breve corridoio di ingresso e piccola sala in fondo, su un lato) e di solito veniva completato, all’esterno, da trincea con muretto a secco o terrapieno, a protezione dell’ingresso. Le casematte furono costruite per essere adibite principalmente a depositi per le munizioni, presentando due importanti vantaggi: ambiente privo di umidità e spazio al riparo da bombardamenti e mitragliamenti. Tuttavia, grazie alla posizione - defilata rispetto alle postazioni di osservazione e di tiro - in alcuni casi fungevano anche da riparo per i soldati in occasione dei raid aerei alleati. Come quelle di cui al punto successivo, si trovano lungo un tratto della vecchia strada che da un lato saliva verso il Sasso di Cocchiola e dall’altro scendeva a Tramarecchia.
  3. Altri resti di postazioni della contraerea. Sono trincee e postazioni di tiro della contraerea che completavano il sistema difensivo della zona, collegandosi sia al nucleo di fortificazioni in cima al Sasso di Cocchiola, sia alle postazioni dislocate sul crinale di fronte, quello di Montebotolino. In combinazione con queste ultime, in particolare, chiudevano a tiro incrociato la testata della Valmarecchia. Tale sistemazione era finalizzata a contrastare - seppure con i limitati mezzi a disposizione - le missioni aeree alleate dirette a bombardare Rimini (eguali approntamenti erano stati realizzati nell’attigua vallata del Presale e in Alta Valtiberina). In effetti Rimini - snodo ferroviario e stradale per il transito delle truppe tedesche (e relativi materiali) dirette sulla Linea Gotica orientale - fu oggetto di migliaia di missioni di caccia e bombardieri aerei alleati; e in un arco di tempo compreso tra il primo novembre 1943 e il 21 settembre 1944 venne quasi rasa al suolo da ben 386 bombardamenti.

NB – Dall’estate 2020 il tratto di sentiero sul crinale tra Poggio Masso e Sasso di Cocchiola (una sterrata che un tempo fu la strada di collegamento tra Badia Tedalda e Pratieghi) non è percorribile, in quanto interessato dai lavori di costruzione del nuovo metanodotto. Dovrebbe tornare fruibile entro il 2022; per informazioni contattare la Pro Loco di Badia Tedalda o scrivere alla mail del Parco Storico della Linea Gotica.

Focus storia: La costruzione della Linea Gotica

Anche a Badia Tedalda, come nel resto della provincia, nell’autunno del 1943 si costituiscono le autorità fasciste della RSI.

Ma ancor prima, questi territori conoscono il transito di centinaia di prigionieri di guerra scappati dopo l’8 settembre dal campo di Renicci.

Sono soprattutto slavi, che cercano di raggiungere la costa adriatica, e da lì le loro terre.

Si fermano nelle frazioni più piccole - dove è più difficile che qualcuno li venga a cercare – per rifocillarsi, riposare e poi ripartire.

La generosità dei contadini e delle gente del posto non manca mai nei loro confronti e qualcuno – sebbene una piccola minoranza - si ferma, per aggregarsi, di lì a breve, alle bande partigiane.

Poi arrivano anche i prigionieri inglesi, per lo più ufficiali. Anch’essi cercano di raggiungere l’Adriatico, per imbarcarsi e raggiungere le basi alleate più a sud.

Tra ottobre e novembre comincia, da parte delle autorità fasciste, la ricerca degli uomini da arruolare nella RSI.

E ben presto arrivano anche i tedeschi, con gli ingegneri della Todt, perché sulle montagne circostanti si devono avviare i lavori di costruzione della Linea Gotica.

L’Organizzazione Todt era stata creata nel 1939 come struttura paramilitare, e il suo primo compito era stato il completamento in tempi record della Linea Sigrifido (Fritz Todt, l’ingegnere capo, divenne da allora uno degli uomini-simbolo della Germania nazista).

Il nucleo operativo principale dell’OT era il Bauleitung (da 1000 a 3000 operai), e ad ognuno di essi era assegnato un cantiere. Gli operai, divisi in Truppen di 150 uomini (divisa marrone, stemma con aquila sul cappello e fascia con svastica sul braccio), non erano armati, ma i responsabili delle varie unità portavano la pistola.

La Todt arriva in Italia nel giugno 1943, per riparare i danni subiti dalle linee ferroviarie a seguito dei bombardamenti alleasti.

Poi il suo operato si concentra quasi esclusivamente sulla costruzione delle varie linee di difesa e, per far fronte a tali lavori, assumerà decine di migliaia di italiani.

Nel luglio 1944 la Todt ha alle sue dipendenze, in Italia, 6.400 tedeschi e 200mila operai (tra italiani e stranieri); di questi, sulla Linea Gotica ne sono impiegati oltre 35mila.

Gli italiani che lavorano per la Todt lo fanno sostanzialmente per due ragioni: per sopravvivere (essere assunti dalla Todt significa non essere deportati né arruolati nella RSI), o per coazione: non di rado, i tedeschi rastrellano gli uomini abili e li costringono a lavorare.

Nel dicembre 1944, a seguito del parziale sfondamento della Linea Gotica, gli operai della Todt lasceranno gli Appennini per andare a costruire opere difensive ai piedi delle Alpi; a questo punto a lavorare alle ultime fortificazioni (quelle della Linea Gotica “invernale”) saranno chiamati direttamente i soldati della Wehrmacht.

Passando a considerare le opere di fortificazione della Linea Gotica, va premesso che fin dal 1932 la Wehrmacht ha elaborato tre tipologie di fortificazione. La prima si basa sulle tecniche della fortificazione campale: postazioni ricavate dai materiali disponibili sul posto.

Il secondo è un mix tra fortificazioni campali e bunker in cemento armato, il terzo si basa solo sui bunker.

All’interno di questa classificazione, le tipologie di costruzione sono molto numerose, nel 1944 il catalogo comprende ben 700 tipi di bunker, Tali costruzioni, poi, vanno scelte e realizzate in considerazione dell’importanza e delle caratteristiche morfologiche, geografiche, ecc, delle aree da difendere, anch’esse soggette a loro volta a classificazione; l’area più piccola individuata è la (Widerstandsnest), è una zona di resistenza difesa da 10 uomini. Quattro Widerstandsnest vicine formano un Stutzpunkt (punto di supporto), difeso da un plotone. A loro volta, un certo numero di Stutzpunkt vicini formano uno Stutzpunktegruppe, un “punto forte”, difeso da una o più compagnie. Un’intera area fortificata si definisce Verteidigungsbereich (area di difesa), da difendersi con un battaglione.

Infine, c’à la Liniestellung, vale dire la linea difensiva di un territorio, difesa da una divisione.

Fin qui le classificazioni. In realtà, per diverse ragioni - a cominciare dalla mancanza di tempo, di mezzi e di materiali – il livello di fortificazione più usato sulla Linea Gotica sarà del primo tipo, e i punti forti con bunker o opere in cemento armato non saranno molti.

Degli oltre 700 modelli di bunker messi a disposizione dal catalogo, infatti, ne sono adottati solo sette: la postazione per Pak 88 (150 metri cubi di scavo per 800 metri cubi di cemento armato); la casamatta per mitragliatrice; il rifugio per 6 o 9 uomini con annessa postazione per osservatorio o mitragliera, la postazioni di avvistamento con periscopio; la postazione Panzernest con armatura in metallo per 2 uomini e mitragliatrice; la torretta di Panther interrato, ed infine la postazione Ringstand (o Tobruk), un locale interrato in cemento armato con apertura circolare sul tetto da cui il soldato effettua operazioni di osservazione, illuminazione (per la contraerea) e di fuoco;

Di tali sette modelli, poi, ne verranno completati solo pochi esemplari per ciascuna tipologia, dislocati la maggior parte lungo il litorale adriatico e su alcuni dei passi appenninici.

Il tratto di Linea Gotica che interessa l’area di Badia Tedalda rispecchia fedelmente la situazione: pur essendo segnalato come caposaldo, e prevedendo diversi “punti di forza”, tutte le opere difensive - trincee, casematte, postazioni di tiro e di avvistamento, rifugi, ecc. – sono costruite utilizzando i materiali disponibili sul posto, vale a dire legname, terra e pietre e sabbia, rinforzate da ostacoli (fossati, reticolati e campi minati).

Se si escludono le postazioni per la contraerea, sono le trincee con postazioni per armi leggere, le strutture difensive più diffuse nella zona, quelle che ancora oggi è più facile incontrare (“Trincee scavate nella roccia, nelle vallate degli Appennini, su posizioni dominanti”: così un testo militare americano fotografa efficacemente la struttura della Linea Gotica).

Questo non significa però che il sistema difensivo sia costruito senza tener conto degli standard previsti dal manuale, che - basati sui principi della difesa elastica - prevedono la suddivisione del terreno in tre aree: zona di avamposto; zona intermedia (suddivisa in linea avanzata e linea principale di combattimento) e zona arretrata. La prima è senza fortificazioni, e viene sorvegliata da pattuglie di controllo e vedette.

La seconda è la zona principale di combattimento: larga intorno ai 3 km, deve sbarrare l’attacco ed è formata da linee trincerate collegate tra loro.

Nella zona arretrata ci sono le artiglierie e le truppe di riserva.

Così, mentre la battaglia infuria nella zona intermedia, dietro si può costruire una nuova linea difensiva, in modo che qualora gli attaccanti sfondassero, si ritroverebbero di fronte ad un nuovo sbarramento.

I lavori iniziano nei primi mesi del 1944 e vanno avanti fino a settembre, vale a dire fino a pochi giorni prima della ritirata.

Subiscono però continui rallentamenti, dovuti in parte agli attacchi aerei alleati che costringono, non di rado, a lavorare solo nelle ore notturne.

Ci sono poi i sabotaggi dei partigiani, e - non da ultimo - le difficoltà organizzative intrinseche ad un cantiere esteso e dislocato in luoghi in cui possono arrivare solo i muli o gli uomini a piedi.

Senza contare che una parte della forza lavoro è coatta, e chi è condotto a lavorare con la forza, alla prima occasione scappa.

I lavori, del resto subiscono anche vere e proprie “battute di arresto”, come nel caso della dispersione degli uomini acquartierati a Piandimeleto, dopo l’attacco dei partigiani.

E’ per questo motivo che i sorveglianti della manovalanza saranno equipaggiati non più con semplici pistole, ma con fucili mitragliatori.

E al tempo stesso, nelle zone più sensibili saranno supportati da pattuglie dei vari reparti tedeschi che si succedono nel territorio di Badia da marzo a settembre.

Resta il fatto, in ogni caso, che questo territorio si trasforma in un grande cantiere e da giugno in avanti in rapida progressione pressoché tutte le frazioni – talvolta persino i casolari più remoti – sono “requisiti” dai tedeschi che ne fanno “basi avanzate” per le squadre che lavorano alle fortificazioni sui crinali, e al tempo stesso, sedi dei tanti comandi locali (delle compagnie, dei plotoni, ecc.) dislocati come una fitta maglia su tutto il territorio.

La popolazione subisce le conseguenze dell’occupazione militare anche quando non è direttamente coinvolta nei lavori; i tedeschi requisiscono di tutto, ma in particolare gli animali: cavalli, muli, asini, vacche, maiali; poi dai primi di luglio cominciano a far sfollare intere frazioni, laddove tali località sono da fortificare.

La gente è disperata, chi può scappa e si rifugia in casolari di montagna, in mezzo ai boschi, in zone più arretrate ma non troppo distanti da casa. Chi non riesce a scappare prende quel che può - letti, sedie, mafie, oggetti di cucina, materassi, coperte, biancheria, un po’ di cibo – e in lunghe colonne, a piedi, sui carretti, a volte su camion, si avvia verso nord, sotto la scorta dei soldati tedeschi. La prima destinazione è Pennabilli, poi da lì si va verso località della costa romagnola. Le colonne in marcia sono talvolta attaccate dai caccia inglesi; in questi casi si cerca la fuga dalla strada e ci si nasconde come si può, e qualcuno ne approfitta per scappare. Molti abitanti di queste zone sono portati a Gatteo a Mare, per essere sistemata lì, altri invece sono spostati ancora più a nord, verso l’Emilia e la Pianura padana.

Tra le prime località a ricevere l’ordine di sfollamento c’è la frazione di Colcellalto (8 luglio), poi dopo la metà del mese, ogni giorno tocca ad una frazione.

Monterano, Tassinato, Madonna del Presale, Molin di Mezzo, Montelabreve, Sant’Andrea, Cà Checca, Montefortino, Stiavola, Rofelle.

Ai primi di agosto tocca anche alle restanti frazioni e poi a Badia Tedalda e Sestino.

I pochi che restano, per lo più nascosti in casali in aperta campagna o nei boschi, si arrangiano alla meglio; dormendo spesso nelle stalle o addirittura all’aperto.

Di giorno devono guardarsi dai mitragliamenti dell’aviazione inglese, di notte devono sopportare i rumori dei cantieri: le macchine perforatrici, le mine, il via vai ininterrotto di camion, camionette e carri lungo le strade (proprio per evitare i cacca inglesi i lavori della Todt procedono più di notte che di giorno).

Intorno alla metà di agosto anche chi è rimasto in zona tenta di “passare il fronte”, ma ormai è molto difficile, i tedeschi sono ben appostati e non pochi sono quelli che vengono catturati o fatti oggetto di mitragliamenti.

Intanto, già dalla metà di luglio ha cominciato a tuonare il cannone: l’artiglieria tedesca spara verso Sansepolcro e la Valle del Tevere, dove gli Alleati stanno lentamente avanzando. Chi ha vissuto quei giorni ricorda che a volte i cannoni tuonavano incessantemente per notti intere.

A uno sguardo generale, a fine di agosto i lavori di costruzione della Linea Gotica non possono dirsi completati, ma lo stato di avanzamento è ritenuto soddisfacente dai comandi tedeschi; nel settore orientale (dove si trova la frazione della linea che passa per Badia Tedalda) sono stati completati 2375 nidi di mitragliatrice, 479 postazioni di artiglieria, oltre 3.600 trincee e ricoveri, oltre 16mila postazioni di tiro, 9 km di fossati anticarro. Sono state collocate 100mila mine, stesi 117mila metri di reticolato; installate 4 torrette di carri Panther e 18 di carri piccoli.

Nota bibliografica

Per la redazione dei testi si è fatto riferimento alla bibliografia attualmente disponibile, della cui composita e cospicua mole è qui impossibile dare conto. A titolo di primo orientamento, per i quadri generali del periodo 1943-1945, così come per una bibliografia di ampio respiro si rinvia a: AA.VV., Dizionario della Resistenza. Personaggi, luoghi, organismi e formazioni, De Ferrari, 2008, ed inoltre a: Collotti E. - Sandri R. - Sessi F., Dizionario della Resistenza. Storia e geografia della Liberazione, voll. I-II, Einaudi, Torino 2000-2001. Per una bibliografia sulle vicende relative alla Toscana si rinvia a quella proposta dal Museo Virtuale dell’Antifascismo e della Resistenza. Per la presenza militare tedesca in Italia si è fatto riferimento soprattutto agli studi di Carlo Gentile, ivi compresa la banca dati on line curata nel 2004 da Gentile per l'Istituto Storico Germanico di Roma.