Il Parco Storico della Linea Gotica di Badia Tedalda è:

…il territorio di Badia Tedalda, disseminato di resti delle fortificazioni della Linea Gotica, un patrimonio storico conservatosi in un ambiente naturale intatto e suggestivo
…un sistema di accoglienza turistica che collega i resti della Linea Gotica con le altre emergenze culturali, paesaggistiche, enogastronomiche del territorio, proponendo un ventaglio di proposte valide per il turismo culturale, sportivo e scolastico
…un programma di iniziative e manifestazioni volte a favorire tanto il recupero della memoria locale, quanto l’educazione alla legalità e alla cittadinanza (specie tra i giovani)
…un progetto di valorizzazione dei beni culturali materiali ed immateriali da considerarsi come un vero e proprio work in progress, destinato ad arricchirsi nel tempo sia con nuove iniziative, sia allargando il “territorio” grazie a collaborazioni con altri soggetti, pubblici e privati

Il Parco è promosso dalla Pro Loco di Badia Tedalda e gestito dalla cooperativa sociale Costess di Jesi.
Gode del patrocinio del Comune di Badia Tedalda, della C. M. Alta Valtiberina, della Provincia di Arezzo e della Regione Toscana.
Conta inoltre sulla collaborazione organica dell’Istituto Storico Aretino della Resistenza e dell'Età Contemporanea (ISAREC).

Per saperne di più

Oggi della Linea Gotica non rimane molto; a distanza di quasi 70 anni, la natura e l’opera dell’uomo hanno fatto la loro parte.

Ci sono però luoghi in cui i resti, benché ridotti a rovina, sono ancora visibili (ma purtroppo difficilmente identificabili, per mancanza di segnaletica).

Sotto questo punto di vista, va detto che il recupero di quel “luogo di memoria” che indubbiamente è - per quanto esteso - la Linea Gotica, ha subito nel corso del tempo la sorte toccata alla memoria della guerra e della Resistenza.

Una memoria che, pur avendo fornito un cemento identitario alla maggioranza degli italiani, non ha ricevuto un’accettazione condivisa da tutti.

L’identificazione nei valori della Resistenza e dell’antifascismo, cioè, benché scolpita nelle nostre istituzioni, non ha evitato che quel passato diventasse anche fonte di contrapposizioni e polemiche.

Non a caso, fin dall’immediato dopoguerra, la realizzazione di cippi, lapidi, targhe e monumenti, più che rappresentare delle tappe nel percorso di costruzione di una “religione civile”, si è tradotta niente più che un monito per le generazioni successive.

Lungi dall’esaltare i valori etico-civili della Resistenza, queste opere si limitano, di solito, a ricordare il sacrificio di chi è morto per la libertà (senza contare che questi manufatti, non di rado sono stati dimenticati, diventando preda del degrado).

Inoltre, se si parla di “luogo di memoria” - vale a dire, secondo la definizione dello storico francese Pierre Nora, di una “unità di natura materiale o ideale che la volontà degli uomini o il lavoro del tempo ha trasformato in elemento simbolico di una comunità e punto di cristallizzazione della memoria collettiva” - va ricordato che uno spazio fisico concreto non è facilmente rappresentabile in modo lineare: il tempo agisce sui luoghi, e la storia che trasmettono può essere sì condivisa, ma anche contestata, manipolata, usata come arma politica.

Una circostanza, questa, che vale in modo particolare per la Linea Gotica, caratterizzata da una dimensione spaziale precipua, che da un lato non coincide con i territori regionali, e dall’altro propone un’idea piuttosto vasta di "luogo di memoria".

E' per questi motivi che fino a tempi recenti i resti della Linea Gotica non hanno ricevuto attenzioni.

Dagli anni Ottanta però, in concomitanza con l’aprirsi di una stagione connotata da crescente insoddisfazione per la dimensione commemorativa della guerra e della Resistenza, è decollata la sperimentazione di modalità di intervento innovative, quali i parchi storici, gli ecomusei, i musei diffusi; una sperimentazione che ha cominciato a prendere in considerazione anche la Linea Gotica.

Gli storici, per la verità, lamentano ancora la mancanza di un approccio ampio, che tenga insieme Resistenza, guerra, deportazione, e sia quindi in grado di dare la giusta rappresentazione dell’esperienza bellica.

Ciononostante, alcune nuove prospettive sembrano delinearsi; se ne ritrovano esempi sia in Emilia-Romagna che in Toscana.

Stanno dunque prendendo piede iniziative (delle pubbliche amministrazioni, ma con fattive collaborazioni degli istituti storici, di associazioni ed anche di privati) che cercano di promuovere i luoghi storici e di memoria in un quadro d’insieme, con il resto del territorio.

Qualcosa si muove, dunque; ma non basta.

Se l’essenziale è il fatto di non dimenticare mai di raccontare alle generazioni successive le tante storie di passione civile, sofferenza, coraggio, speranza e partecipazione popolare che hanno affollato questo drammatico frangente della storia italiana recente, allora ancora molto c’è da fare su questa strada, sollecitando anche attraverso modalità di fruizione lenta ed ecosostenibile dei territori, l’attenzione per la conservazione di un patrimonio storico che - almeno in alcuni luoghi – è a rischio di scomparsa, e che invece potrebbe ancora adempiere alla decisiva funzione di evocare tali storie.

E’ muovendo da tali premesse (dalle quali, peraltro, era già decollata la manifestazione "In bicicletta sulla Linea Gotica – La staffetta della memoria") che nasce il progetto del Parco Storico della Linea Gotica attorno a Badia Tedalda.

La prima idea viene sviluppata durante l’estate del 2011 da Andrea Meschini e Doriano Pela, i quali, in collaborazione con la Pro Loco di Badia Tedalda Fulvio Piegai e con l’aiuto della gente del posto, avviano un’attività di ricerca e mappatura dei resti delle fortificazioni della Linea Gotica su tutti i crinali circostanti.

Torna così alla luce, inaspettatamente, un patrimonio ormai quasi dimenticato e comunque “sconosciuto” alla maggior parte degli stessi abitanti del posto.

La quantità e qualità dei resti individuati, nonché una serie di azioni collaterali direttamente collegabili al recupero di tali siti, hanno portato in breve a definire un progetto complessivo, che ha ottenuto il patrocinio del Comune di Badia Tedalda, della Comunità Montana Alta Valtiberina, della Provincia di Arezzo e della Regione Toscana.

Dall’autunno 2011 sono stati avviati i lavori volti a dare la prima concreta fisionomia al Parco, sia sul territorio, sia i termini di visibilità (a cominciare dal web).

Il Parco è dunque al momento in fase di implementazione; per la primavera 2012 si inaugureranno i principali percorsi, che consentiranno di visitare i siti di maggior interesse.

Stanno inoltre decollando collaborazioni con soggetti pubblici e privati che a vario titolo operano nel settore, a cominciare dall’Istituto Storico Aretino della Resistenza e dell’Età Contemporanea.

Quando ogni opera sarà completata, il Parco avrà due "porte di ingresso”: una a Badia Tedalda e una in località ancora da definire, dove esisteranno infrastrutture attrezzate per dare informazioni, preparare itinerari, effettuare laboratori con le scuole, realizzare iniziative e manifestazioni, assicurare l’accoglienza alberghiero-ristorativa ai visitatori.

In una di queste due strutture, inoltre, verrà allestito anche un Centro di Documentazione-Archivio della Memoria Locale.

 

Doriano Pela (ricercatore di storia contemporanea ed esperto di servizi socio-culturali, è il responsabile scientifico del Parco).

Andrea Meschini (guida escursionistica ed esperto di gestione di arre naturali protette, è il responsabile tecnico del Parco).